Cari amici è con piacere che vi annuncio che tutta l'area LIFOG, scuola,biblioteca, consultorio, e pompa del pozzo numero 2, nonchè pompa del pozzo numero 1 nel villaggio di Kibokoni attiguo, sono ora serviti dalla corrente elettrica approvvigionata dall'azienda statale Kenya Power. Tutto ciò è stato possibile grazie all'intervento mirato di un gruppo di amici volonterosi della Onlus "Un chicco per l'Africa" con cui siamo gemellati. L'intervento è stato fatto verso fine marzo, ma solo due-tre settimane più tardi il collegamento finale alla rete statale è stato possibile. Un successo enorme di tutte le persone coinvolte, compresa parte della popolazione che ha contribuito col lavoro e con l'apprendimento. Ma non è tutto: una settimana di visite mediche per tutti, preparazione dell'orto per coltivazioni più redditizie, collegamento dell'acqua alle toilettes della scuola, lezioni di igiene, e tanto altro ancora. Più sotto un articolo-diario di un partecipante dei volontari ci illustra meglio la situazione, corredata da alcune foto fatte nell'occasione.
Ancora una volta la buona volontà, il cuore e l'impegno per il prossimo prevalgono. Un bravo a tutti!
Claudio
Caldo soffocante e umido. Caldo che, piano, piano, diventa un motivo di vita, avvolgendo tutto e tutti.
Vegetazione verde e lussureggiante sono il contorno a povere e primitive capanne fatte di legno e fango.
Strade sterrate, ora polverose e secche di terra compressa e arida, ma che s’immagina, quando la pioggia ne diventerà padrona, saranno come fiumi in piena che spazzeranno via, quelle orme che ora, un piccolo gruppo di amici, tenta di lasciare.
Bianchi in un Paese nero, abituati malamente a ritenere che la fortuna che si ha, sia dovuta e mai da guadagnare.
Bianchi con improbabili tenute naif, che seppur studiate per il clima e i posti che si prova a frequentare, sono sempre fuori posto e mai totalmente comode o funzionali.
Il sudore scorre lungo la fronte e la schiena, mentre l’emozione di scoprire nuovi visi amici, cristallizza i colori e gli odori del Villaggio che si attraversa. Costruzioni messe in bell’ordine!
Sicuramente sono le aule della scuola che ospiterà, per un breve ma intenso periodo di visita, in questa Terra, così lontana e diversa dalla nostra Italia, un gruppo di amici, giunto fin qui, per portare il loro aiuto, amichevole e sincero.
Finalmente l’auto si ferma. La polvere che era alta si abbassa lentamente e scopre il terreno e la scuola.
Siamo a Utange, un'area rurale, del Kenya. Utange è, all'interno della costa nord di Mombasa, a quindici chilometri dalla Capitale, ed è costituita da due villaggi, Kikoboni Village, con circa 40 famiglie e 200 abitanti e la zona prospiciente, molto ampia, Mwembe Nyama, che conta di una cinquantina di fattorie, molto popolate. Si tratta di gente poverissima che conduce una vita di stenti e di privazioni. Altri villaggi che fanno stimare in una popolazione complessiva che oltrepassa le 50.000 persone, sono: Majaoni, Kibokoni, Bombo, Kashani, Bamburi, tenuta Bamburi, Mikoroshoni, Shanzu, Maweni, Pendua, Shimo la Tewa.
La maggior parte degli abitanti, di questi villaggi, sono piccoli agricoltori e commercianti, che fanno piccoli affari con magri prodotti della terra, pesce secco, legna da ardere e vestiti di seconda mano. Vi sono dei piccoli negozietti di alimentari… se qualcosa di alimentare, trovano da vendere. Una parte consistente della popolazione, in particolare le persone anziane, sono analfabete, non sono mai andate a scuola e quindi l’ignoranza prende il sopravvento. Uno dei risultati di questa ignoranza, fa si che la famiglia come modi e concezioni sia molto ignorata. Nessuna pianificazione nelle nascite, con mancanza di prevenzione, la superstizione e la credenza nella stregoneria, aiutano a non mettere in atto quelle comuni metodiche che impediscano una sovrappopolazione e la trasmissione di malattie potenzialmente invalidanti o letali.
Non ultima piaga è l’aumentata diffusione di droghe, che chiude un elenco di fattori esistenziali negativi, preoccupando non poco gli abitanti e lo sviluppo degli stessi e del
territorio.
Le strutture sanitarie che servono Utange, sono solamente un ambulatorio comunale con un servizio che raggiunge la popolazione una volta il mese, un dispensario e tre impianti governativi che da soli servono tutto l’immenso territorio.
Una grande area di Utange non ha infrastrutture. Le strade sono impraticabili soprattutto durante la stagione delle piogge, rendendo così difficile per le persone che vivono in queste aree, poter raggiungere le strutture sanitarie menzionate, che sono molto lontane da loro. Oltre a questo, la gente vive in condizioni di estrema povertà e non può permettersi nemmeno un pasto il giorno, improponibile è per loro trovare dei soldi per pagare un eventuale ticket.
Quindi cercare dei servizi sanitari che possano soddisfare le loro più urgenti esigenze, diventa primario alla vita. Poiché molte morti materne, avvengono a livello di comunità e nel villaggio, a causa della mancanza di tali servizi.
Non esistono forniture stabili di farmaci e vaccini. Non esiste un programma ben marcato e supportato da presidi che pianifichi le nascite, impedendo una proliferazione eccessiva per ogni nucleo famigliare o una trasmissione tra gli abitanti, di Virus come quelli letali dell’HIV (sindrome dell’AIDS), o del HCV (virus dell’epatite C).
Malattie contagiose, come la TBC (tubercolosi), la malaria (parassitosi con vettori le zanzare), la scabbia (dermatosi contagiosa), la tigna (infezione fungina della cute) e poi la diarrea, la poliomelite, il morbillo e la varicella.
Un programma stabile di vaccinazione dei bambini, porterebbe miglioramenti enormi alla salute di tutta la Comunità.
Si evince che la situazione è grave egli aiuti devono essere presenti e rapidi.
Altro fattore che influisce severamente sul loro standard di salute e quindi relativa aspettativa di vita è senza dubbio la disponibilità dell’acqua che dipende sempre dalle strutture che dovrebbero essere di aiuto, nel portarla in superficie, da profondità che si aggirano intorno ai trenta metri. Le condutture idriche e i loro relativi accessori, sono un problema a causa di una cattiva o inesistente possibilità di manutenzione o ripristino, vista la povertà assoluta, delle vitali fonti di acqua e dei relativi pozzi.
L’agricoltura sarebbe notevolmente aiutata, da un’irrigazione stabile e da mirate coltivazioni che possano esprimere il massimo della potenzialità di questa terra difficile da trattare. Orti cintati e ben ordinati, porterebbero un’aumentata produttività dei raccolti e dei prodotti, con relativo incremento delle entrate degli abitanti che oltre al loro sostentamento, troverebbero anche il margine di sufficiente per mettere in atto, un piccolo commercio.
Tutte queste problematiche sono proprio quelle che gli amici congiunti della Lifog e del Chicco per l’Africa, hanno trattato nei giorni passati, portando il loro aiuto sia materiale sia professionale.
È cosi che, grazie all’indispensabile e mirato supporto che è riuscita a dare la MeridianaFly, nella persona del Dott. Giuseppe Russo e Alessandra Schepisi, ai due Comandanti di compagnie aeree, Alberto Caruso e Claudio Canton, che seguono costantemente per la Lifog, l’evolversi dei progetti iniziati e di quelli futuri, e per quanto riguarda questa missione specifica, Simone Aiachini, presidente di “Un Chicco per l’Africa”, Daniela Timon, medico ginecologo, Renzo Zavaroni, reporter umanistico, Fulvio Bianco, maestro, Mara Mayer, fotografa professionista, Pino Matranga, imprenditore elettricista e Andrea Cavallero, agronomo, si sono dati appuntamento sul suolo Africano per portare il loro aiuto e la loro amicizia.
Il loro incontro emozionante con i nativi, coinvolge, John Katana Lewa, maestro di scuola primaria, che grazie all'aiuto economico del fratello maggiore, ha potuto terminare gli studi ed esercitare la professione e David M. Lewa, fratello di John, pastore protestante, dedito all'aiuto spirituale e materiale della comunità, per finire è presente anche Zacharia Ngungu, preside della scuola.
Tutti loro dedicano la quasi totalità del loro tempo alla loro comunità. Sono i referenti locali dei vari progetti.
John, David e Zacharia, sono persone eccezionali, fidate ed efficienti, meritevoli di tutta la disponibilità che gli è prestata.
In questo momento si può affermare che i 2 pozzi che stanno portando acqua alla popolazione stanno funzionando a pieno regime e si può dire che i progetti siano andati oltre le migliori aspettative, grazie al lavoro di Pino, Simone e Fulvio, cha hanno ultimato e con l’allacciamento della corrente elettrica, automatizzato il tutto. Il programma di una cultura agricola finalizzata a produrre con maggior intensità e specificità è partito e i contadini stanno mettendo in atto i suggerimenti di Andrea, che con le sue semenze e i suoi attrezzi appositi ha dato un nuovo impulso alle attività agricole. Mara con un suo progetto fotografico che metterà in atto a breve, cercherà con le immagini di dare voce alle esigenze della popolazione.
Una grande speranza che il progetto che sta vedendo la luce, grazie a Daniela e Renzo, al loro lavoro di screening ambientale della salute e l’ assoluta volontà di credere nella futura realizzazione del LIFOG Medical Centre, centro di prima sanità che di sicuro porterà più salute ed igiene, diventando così una parte centrale della Comunità di Utange e dei villaggi che la compongono.
Il Kenya non è solo, mare caldo e spiagge bianche, tour a scoprire animali ormai in estinzione o peggio, turismo ricco e ambiguo, ma… anche una Terra che nostri piccoli amici, stanno cercando di vivere con le loro aspettative che non vanno oltre a quelle di poter vivere una vita, semplice e bella, solo perché vissuta.
“Scendo dall’auto e incontro i miei primi amici… i bambini. Bambini che con i loro occhioni neri, mi fissano stupiti di vedermi per la prima volta, a casa loro. Occhi che mi aprono nuove visioni e nuove emozioni.
Occhi che mi ricordano com’è facile, volere bene e amare chi ti sa donare queste emozioni.
Emozioni che subito mi catturano l’anima e mi costringono a un sorriso scomposto dal mio turbamento.
Subito, mentre saluto e accarezzo quelle testoline nere, di capelli crespi e ricci, penso a una cosa…
… sono fortunato a poter essere qui, sono un uomo fortunato e devo “fare”… magari incompletamente, ma assolutamente “fare”! Una cosa sottovoce la sto già facendo… ringrazio chi, ha creato questa bella piccola oasi, in un deserto di povertà e sofferenza. Ringrazio chi ha voluto invitarmi a casa sua”.